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L’eleganza è passata di moda?

In che modo l’eleganza è passata di moda?

Oggi parleremo di eleganza maschile ponendoci la seguente domanda: l’eleganza è passata di moda?

La domanda è tutt’altro che innocua e inoffensiva, perché è aperta a mille interpretazioni che vanno a toccare moltissimi aspetti della società moderna, con il rischio di mettere in discussione buona parte dei cambiamenti che hanno investito l’Occidente nell’ultima metà di secolo.
Soprattutto noi, eternamente alle prese con quell’eredità del passato di cui in Italia ci vantiamo e sul quale forse stiamo vivendo di rendita: il nostro patrimonio artistico, culturale, tecnico e paesaggistico. 

Ci siamo visti rivolgere questa domanda sul noto forum, Quora (un forum generalista molto diffuso). Tutt’altro che un compito agevole la risposta, per la quale non basterebbe un libro.

L’eleganza è passata di moda?

Domanda interessante. Proveremo a dare la nostra opinione.

La risposta racchiude in sé una quantità di sfaccettature del sociale; tanto diverse da riguardare tutto del poliedro che è il cittadino moderno, mettendo in discussione aspetti come l’educazione, l’economia, lo stile, il linguaggio e tutto il modello  sociale odierno.

Tutte angolazioni che nel complesso ci restituiscono il nostro ritratto complessivo.
Quindi a cosa allude la domanda? Probabilmente si riferisce all’eleganza del vestire, principalmente.

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Ma anche soltanto soffermandosi su questo aspetto è impossibile non allargare il discorso al modo di porsi, di comunicare e di rapportarci con il mondo nel senso più ampio, perché sono convinto che l’eleganza venga dal di dentro di ciascuno. Se non c’è all’interno, probabilmente si esprimerà all’esterno in modo incerto; forzato, col rischio di essere, al contrario, kitsch. 

Perché l’eleganza è passata di moda

La nostra risposta all’utente in Quora, misurata nella lunghezza è stata la seguente: In parte la responsabilità di aver contribuito a svilire l’eleganza è proprio della moda, che ha sdoganato modelli discutibili pur di “stupire” a tutti i costi.

Le responsabilità culturali sono anche in capo alle persone che hanno perso il  rapporto con l’etichetta, l’educazione nei rapporti e il buonsenso negli acquisti.

La svogliatezza, la pigrizia e quell’incapacità di trasferire ai posteri i valori del saper vestire, mangiare, comportarsi è anche colpa delle ultime generazioni di genitori.

Infine della globalizzazione che ha uniformato gli standard anche del gusto approfittandone per ottimizzare le produzioni e venderle in stock in tutto il mondo indipendentemente dalla cultura o dalla regione del mondo.

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Glenn Ford, emblema di eleganza maschile. L'eleganza è passata di moda
Marlon Brando, simboli di eleganza maschile. L'eleganza è passata di moda

Glenn Ford e Marlon Brando, due emblemi di eleganza maschile diversi tra loro. Ma oggi l’eleganza è passata di moda?

La standardizzazione ha brutalizzato la possibilità di scegliere

Anzi sarebbe corretto dire che la globalizzazione si è sbarazzata di tutte le differenze che da Oriente a Occidente ostacolavano questa uniformazione; che in gergo industriale conosciamo come standardizzazione.

L’eleganza esige un approccio sofisticato alla visione di noi stessi allo specchio; ma è qualcosa che è diventato di ostacolo, esattamente come pensare: rallenta il commercio.
Invece l’eccessiva semplificazione dei processi di produzione, di distribuzione e di comunicazione dei prodotti si è trasformata nella semplificazione dei nostri pensieri e ha banalizzato i significati per farli percepire più accessibili. Ma essendo la comunicazione, linguaggio, ciò è finito per travolgere anche, prima il nostro stile di vita e poi il modo di comportarci, perché autorizzato dal nuovo educatore globale: la comunicazione main stream: superficiale.

La standardizzazione dei processi produttivi, come forma di semplificazione, ha anche standardizzato la formazione professionale e la mentalità del consumatore, e ha avuto riflessi anche sulla società, producendo volgarità e ignoranza.

Ecco perché introduciamo in casa oggetti da cucina di dubbio gusto, in colori fluorescenti e i nostri figli imbrattano la bellezza delle opere d’arte, visto come protesta verso la CO2 (credendo che sia inquinante) prodotta dai loro stessi cellulari e dall’utilizzo degli aggeggi tecnologici con i quali intrattengono la maggior parte delle interazioni tra di loro.

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L’eleganza del tutto

L’eleganza procede di pari passo con la percezione della qualità.
Qualità del cibo, del vestire e del consumare; qualità della musica che ascoltiamo; dei nostri pensieri; la svalutazione dei sapori che ci ha cambiato persino il palato.
A mano a mano che abbiamo smarrito il buonsenso delle vecchie generazioni il cui motto era “chi più spende più risparmia”, abbiamo assistito alla regressione di un po’ tutti gli aspetti della sfera dell’eleganza.

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Non appena il marketing ha scoperto il funzionamento delle endorfine: gli ormoni della felicità; come se se avesse per le mani due sinonimi, è stato lesto a trasmutare il concetto di soddisfazione con il concetto di piacere, che è molto più effimero e necessita di un continuo rinnovamento. Come quello del guardaroba. Quindi a basso costo. Facilitando la perenne sostituzione di capi di abbigliamento e quant’altro.

Così, dato che oggi possiamo avere tutto a portata di click, rispetto a quando eravamo più poveri abbiamo disimparato a scegliere.

 

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Non sappiamo più distinguere la qualità, non sappiamo più giudicare la resistenza di un tessuto.
Non badiamo alla tenuta delle cuciture; alla robustezza della manifattura e degli accessori. E perché farlo, dal momento che il massimo che sappiamo chiedere a un capo è che duri il battito di ciglia di una tendenza, di una stagione, di un colore o del trend di un fit?
Abbiamo scompaginato la scala del valore che una volta i nostri genitori e i nostri nonni attribuivamo agli acquisti.
Risparmiare, nel senso di conservare ciò che abbiamo, invece di volerne di più, ha assunto solo significati negativi; perché nella società in cui tutti dobbiamo sentirci vincenti, l’idea di risparmio è da poveri e deve essere rifuggita dal consumatore.
Oggi viviamo in una condizione capovolta, perché diamo valore ai beni legati a una tendenza passeggera e snobbiamo ciò che dura di più nel tempo e nel tempo conserva il proprio valore reale.

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Che fine ha fatto l’eleganza?

Si dice che la propaganda di un tempo, che oggi si traveste di marketing, di linguaggi inclusivi e neo linguistici, e tutto il percolato che dai brand gocciola sui rispettivi consumatori e di conseguenza sulla società tutta, dato che viviamo nella società dei consumi – si basasse, come oggi la pubblicità, su pochi semplici punti, il cui più pertinente è il Principio della volgarizzazione, del famigerato elenco di 11 punti fondamentali di Goebbels:

Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

Questa complessa ma repentina rivoluzione innescata (o forse precedente, perché necessaria all’attecchimento) dalla globalizzazione, ha richiesto l’abbassamento della soglia del buongusto – esattamente come avvenuto di pari passo per la comunicazione – alla soglia più bassa percepita – o meglio accessibile – dal consumatore “meno elegante”.

L’eleganza nell’esprimere noi stessi passa anche attraverso il linguaggio

Questa pigrizia si riflette sul modo di comunicare, specialmente sui social, filtrato dai monitor dei nostri telefonini. Uno modo che si è imbruttito in modo più tragico che comico, coinvolgendo tanto i giovani quanto gli adulti, livellando tutto verso il basso.
Messaggi privi dei più elementari fondamentali della sintassi; zeppi di abbreviazioni, molto spesso anche del tutto incomprensibili a chi non si è ancora adeguato al loro livello; e per giunta anche con errori grammaticali, oltre che scriteriati grammaticalmente.

Che valore ha un messaggio scritto senza la decenza e la buona educazione di rispettare grammatica e ortografia? Questo tipo di linguaggio del tutto privo della più elementare forma di eleganza e di rispetto dell’interlocutore, è piuttosto comune tanto tra i teenager, quanto tra gli ultra quarantenni.
Basta farsi un giro sui social o tra i commenti nei blog e nei quotidiani generalisti online.
Che grado di inciviltà abbiamo raggiunto nel percorso di regressione in atto?
Possiamo sorprenderci che l’eleganza nel vestirsi ne stia subendo i riflessi?

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L’eleganza è nel pensiero elegante

L’eleganza è espressione di quella forma di intelligenza (che non significa necessariamente cultura) della persona che percepiamo attraverso il suo fascino.

L’eleganza del vestire è espressione del pensiero.
I consumi, rientrano nella sfera della dignità di una persona e della rappresentazione, ovviamente oltre che della manifestazione, di sé stessi.

È indubbio che questa stia incidendo sulla cultura popolare.
Siamo passati dalla povertà dignitosa pre boom economico all’arricchimento ostentato per mezzo di oggetti ed orpelli costosi, ma ineleganti nel giro talmente pochi decenni da far sembrare la civiltà come una pallina legata all’estremo di un elastico che dopo essere stata lanciata nell’orbita del benessere sta ritornando indietro.

La stessa cultura di massa ci ha insegnato a risparmiare male, cioè dove l’industria globalizzata ne ha tratto maggiore interesse. 
La massa ascolta musica elementare, compressa per essere funzionale alla distribuzione attraverso i servizi di ascolto in affitto, prodotta e diffusa in modo scadente, rinunciando alla qualità del suono e degli arrangiamenti.
Risparmiamo persino sulla marca della pasta, consumiamo cibo scadente (credendo che ci costi poco) per racimolare quanto basta per l’ultimo modello di pezzo di tecnologia acquistato a rate, per farci i selfie in 4K. E non per distinguerci, badate bene, ma al contrario, per sentirci integrati e omologati alla maggioranza.

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I media hanno completato l’opera sostituendo i vecchi canoni con nuovi codici valoriali per opera soprattutto della TV e del cinema di cassetta.
Dalla commedia erotica ai cinepanettoni la critica agli stereotipi più kitsch è mutata nella loro esaltazione a modelli da seguire e su cui aziende e media dovevano puntare per rendere più inclusivo, anziché esclusivo, il nuovo modello sociale globale.
La spiegazione di come l’eleganza è passata di moda forse è tutta qui: il trasferimento della percezione di valore su nuovi tipi di status symbol.

Tutto è stato rapportato alla capacità di spesa del consumatore che si è via via affievolita e agli interessi dei produttori dei nuovi modelli che hanno agito per raggiungere il massimo profitto al minimo costo, tagliando il superfluo: la qualità.

Nel nostro piccolo noi di Spirit of St. Louis facciamo del nostro meglio per tentare di contrastare questo decadimento producendo alta qualità alla portata di tutti quelli che la sapranno apprezzare riconoscendole il giusto valore.

Abbiamo anche pubblicato un manuale che in parte risponde alla domanda dell’utente su Quora e che puoi scaricare dal nostro sito.
Serve a trovare spunti per vestire  in modo elegante e originale secondo il tuo stile personale e ti aiuta ad trovare nel tuo armadio tutto quello che ti serve per vestire vintage.

Testimonianza del fatto che forse siamo ancora in tempo…

5 commenti su “L’eleganza è passata di moda?”

  1. una boccata di aria sana. Peccato che i giovani d’oggi, la maggior parte per lo meno, sia appecoronata sul pensiero unico e non riescono nemmeno a comprendere di essere sfruttati fino all’osso non come persone, ma come meri strumenti economici.

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